Adozione parere CdR sul futuro della politica di Coesione post 2020

In occasione della sessione plenaria dell’11 e 12 maggio, il Comitato delle Regioni (CdR) ha adottato il parere sul futuro della politica di coesione post 2020 del relatore Michael Schneider, segretario di Stato Sassonia-Anhalt e presidente del gruppo PPE del CdR, in cui ribadisce i risultati tangibili raggiunti da tale politica (tra cui la creazione di posti di lavoro, l’ammodernamento delle infrastrutture, il miglioramento della qualità della vita dei cittadini europei) e difende la necessità di rafforzarla dopo il 2020.

Il CdR è la prima istituzione dell’Unione europea ad adottare una posizione formale su come modellare la principale politica d’investimento dell’UE dopo il 2020. Il parere fa riferimento a studi e consultazioni e mira a dare un orientamento politico alle prossime proposte per il bilancio dell’UE.

Il CdR riconosce come la politica di coesione possa essere minata dall’impatto finanziario della Brexit e dalla pressione politica di alcuni Stati membri che vorrebbero utilizzarne le risorse per finanziare nuove priorità come la difesa, la sicurezza, i controlli alle frontiere o gli strumenti di investimento gestiti centralmente dalle istituzioni dell’UE. Ciononostante, il CdR chiede che, anche dopo la Brexit, l’attuale quota percentuale del bilancio UE destinato alla politica di coesione rimanga invariata.

Le proposte del CdR possono essere così sintetizzate:

-       Finanziamenti adeguati: bisogna assicurare che nel prossimo quadro finanziario pluriennale la politica di coesione possa contare sulla stessa percentuale delle risorse stanziate nella fase corrente (circa un terzo del totale). Per quanto riguarda l’equilibrio tra sovvenzioni e prestiti, il Comitato è contrario a qualsiasi obbligo ad aumentare ulteriormente l’utilizzo dei prestiti. Il giusto mix di strumenti finanziari e di sovvenzioni dovrebbe essere deciso a livello locale da parte delle autorità locali e regionali.

-       Una struttura di base consolidata: andrebbe confermata l’attuale struttura della politica, con le sue tre categorie (le regioni più sviluppate, quelle in fase di transizione e quelle meno sviluppate). Il prodotto interno lordo regionale come indicatore principale dovrebbe essere integrato con criteri armonizzati e coerenti connessi al mercato del lavoro e alle sfide specifiche (sociali, ambientali, geografiche, naturali e demografiche).

-       Maggiore flessibilità: è necessario tagliare la burocrazia nella pianificazione e gestione dei fondi SIE. La concentrazione tematica dovrebbe essere mantenuta per aumentare l’impatto sul territorio ma non dovrebbe escludere il sostegno finanziario alle infrastrutture nei settori prioritari. I programmi di investimento futuri dovrebbero essere adattabili attraverso procedure semplificate per reagire a crisi ed eventi imprevisti (come ad esempio intensi flussi migratori o disastri naturali).

-       Semplificazione: il sistema di gestione dei fondi attuale è troppo complicato, con requisiti eccessivi anche nei sistemi di controllo. Il Comitato chiede pertanto che le procedure siano radicalmente semplificate, con un nuovo quadro giuridico da presentare ben prima l’inizio del nuovo periodo di programmazione (entro la metà del 2019). Occorre evitare qualsiasi applicazione retroattiva di nuovi standard, mentre i requisiti di gestione e i sistemi di controllo dovrebbero essere semplificati permettendo alle autorità di gestione di scegliere tra programmi di attuazione in base o a norme nazionali o comunitarie.

-       Strategia comune: il CdR chiede di evitare duplicazioni e di migliorare il coordinamento tra fondi UE sviluppando un nuovo quadro strategico comune che copra tutte le politiche e i fondi esistenti (SIE, il Meccanismo per collegare l’Europa, LIFE, Horizon 2020, FEIS e i prestiti BEI) e che abbia un impatto sullo sviluppo regionale. In particolare, vanno integrati i fondi SIE e il FEIS (pur avendo  ruoli e portata diversi) per mobilitare investimenti pubblici e privati per obiettivi strategici.

-       Partenariato reale: le regioni e le città auspicano l’inclusione del Codice di condotta sul partenariato nei regolamenti dei fondi SIE e che questo sia legalmente vincolante per assicurare che i fondi siano pianificati e gestiti attraverso una reale cooperazione tra le autorità UE, quelle nazionali, regionali e locali.

-       Migliore governance economica: è necessario rafforzare il collegamento tra i fondi SIE e il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri nel semestre europeo, con un’attenzione adeguata alla dimensione territoriale dei programmi nazionali di riforma e alle raccomandazioni specifiche per paese. D’altro canto, il Comitato desidera eliminare qualsiasi condizione che rischi di bloccare i piani di investimento delle città e delle regioni a causa delle mancanze del governo nazionale.

Non passa invece la linea italiana di vincolare l’assegnazione dei fondi europei al rispetto dei diritti umani, compresa quindi l’accoglienza dei migranti. Ad ampia maggioranza la plenaria del comitato ha bocciato, infatti, un emendamento trasversale in tal senso presentato dai 20 membri italiani. Il relatore Schneider ha respinto con fermezza l’introduzione di una condizione – l’accoglienza dei migranti – che dipende da decisioni politiche nazionali ma finirebbe, a suo avviso, per danneggiare le regioni e i comuni che nulla o quasi possono su quelle scelte. Per lo stesso motivo, ha ricordato Schneider, il Comitato delle Regioni è sempre stato contrario alla condizionalità macroeconomica che è stata introdotta nel ciclo di programmazione 2014-2020.

In occasione della plenaria, inoltre, il commissario al Bilancio UE, Günther Oettinger ha ufficializzato la volontà della Commissione di posticipare la scadenza per la presentazione della proposta del nuovo Quadro finanziario pluriennale da fine 2017 all’estate del 2018 quando saranno più definite le implicazioni di Brexit sul bilancio dell’Unione. Il rischio, secondo quanto dichiarato da alcuni addetti ai lavori, è che questo primo rinvio diventi la premessa per un allungamento dei tempi di avvio del prossimo ciclo di programmazione. Positivo, infine, l’entusiasmo con cui il commissario Oettinger si è espresso a sostegno dei fondi strutturali, avvertendo che lotterà strenuamente contro qualsiasi riduzione delle politiche di coesione, nonostante qualche piccolo taglio sarà difficile da escludere data la Brexit e la posizione contraria di alcuni Stati membri.

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